To share or not to share?
8 min read

To share or not to share?

Volete provare a vivere in una casa modulabile?
To share or not to share?

Share Now, Lime, Cooltra, Cityscoot, Acciona, Helbiz, Bit Mobility, Wind, Bird, Bikemi, Ridemovi (già mobike), Swapfiets... tutte aziende che stanno in piedi noleggiando auto, scooter, monopattini, bici elettriche (e non). Se guardiamo oltre il mercato degli spostamenti e allentiamo le maglie di ciò che è considerato parte della sharing economy, le aziende aumentano notevolmente. AirBnb per le case, Uber per le auto, ma allora anche i più tradizionali hotel e servizi di taxi, le società che offrono in leasing i prodotti più disparati: da smartphone e computer ai furgoni aziendali, ma anche noleggio di attrezzatura sportiva, strumenti musicali, impanti audio... si può noleggiare praticamente tutto (la differenza sta nel diverso livello di tecnologia impiegata dalle società citate la in alto rispetto alle altre).

Volendo fare proprio i sofisti, se consideriamo appartenenti alla sharing economy tutti quei prodotti che noi paghiamo per usare senza mai entrarne in possesso, allora è festa grande: ospedali, mezzi pubblici, ma anche quelle testate giornalistiche che non si nascondono dietro paywall, come ad esempio il Post: noi paghiamo per un prodotto di cui beneficiamo noi e tutti gli altri.

C'era una volta, tanto tanto tempo fa...

... ebay.

[In realtà c'è ancora, ma sta un po' faticando a trovare il suo spazio, anche se c'è chi dice che stia tornando di moda insieme a etsy, proprio per il trend dell'usato e del dare una seconda vita ai capi di abbigliamento, come sta ormai facendo anche Zalando]

Nel 1995 ebay sfruttò l'allora nuovo mondo di internet per lanciare una piattaforma di rivendita di oggetti usati; il resto è storia. [Non so bene perché qualcuno (1, 2) attribuisca la cosa a ebay, dato che il baratto esisteva prima ancora della scrittura e non è che si barattassero cose nuove di pacca; anzi - come fa notare l'Atlantic - una volta non c'era proprio il concetto di proprietà privata **Communism Intensifies**. Vogliamo dirci che è perchè ebay era online e la scrittura su tavolette di argilla no? ok ok come vi pare, non innervositevi...]

Nel 2008 arriva poi AirBnb con l'idea di mettere a frutto gli spazi inutilizzati delle case, e proprio su questo concetto si basa la vera e propria sharing economy: avere un certo numero di beni (= case) e sfruttarli al meglio (= abitarle il più possibile).

Nel 2010 Rachel Botsman e Roo Rogers scrivono un libro dal titolo vagamente hippy "What's mine is yours" (quello che è mio è tuo) in cui condensano il concetto di sharing economy come una "rivoluzione sociale" che avvieve attraverso la "condivisione di risorse" attraverso "piattaforme multiple". Wikipedia dice che l'ha usato prima Lawrence Lessing nel 2008 o addirittura in un artiocolo del 1978, ma su questo direi anche

Ovviamente i due autori ne definiscono anche i principi chiave: vuoi scrivere un libro su un tema e non definirne i principi chiave? Ecco. Quindi:

La principale moneta è la fiducia.

"per uno scambio equo è necessario che le parti siano affidabili"

Utilizzo > possesso

Che è un po' come dire che l'importante è la meta, non il viaggio. Parlatene con chi è appassionato di moto e chiedetegli perché invece di spendere migliaia di euro non usa i motorini elettrici. Vai, io aspetto.

Non viene sprecato valore.

Vero, gli oggetti messi in condivisione vengono usati di più, quindi il loro valore non viene sprecato o lasciato inutilizzato.

Se pensate - ad esempio - alla vostra macchina, è molto più il tempo in cui resta parcheggiata che quello in cui la usate (a meno che non la usiate per lavoro e macinate km su km ogni giorno). Secondo questo studio (un po' datato, è del 2016 ma non facciamo i raffinati) usiamo la macchina in media 1h30 al giorno; su 24 ore quindi la usate il 6,25%, 1/16 del tempo. In Italia ci sono circa 40 milioni di auto, quindi facendo un calcolo spannometrico, approssimativo e senza alcuna affidabilità, in una realtà migliore della nostra basterebbero 2,5 milioni di auto per scarrozzarci in giro (non è vero, non credeteci; questa è come quella statistica per cui se io mangio 2 polli e tu ne mangi 0 abbiamo mangiato in media un pollo a testa, però tu muori di fame).

Comunque in linea di massima è vero, le macchine di Share Now e le bici di Lime vengono usate di più di quelle private perché non vengono lasciate li ferme a far niente.

E poi c'è la Cina.

Questo non per dire che son degli scemicazzo loro due nel dire queste cose - han pure ragione, questi sono aspetti che servono per far funzionare un progetto del genere - il fatto è che non ci siamo ancora: è una cosa relativamente nuova, c'è ancora il menefreghismo del "se è un bene di tutti allora è un bene di nessuno e allora chissene", e anche in Italia è un servizio presente più che altro nelle aree più popolate (= città)

Spazio, spazio delle mie brame

E pensando alla città dove vivo mi chiedevo: ma a Milano, dove c'è tutto, cosa cazzo manca? Cosa si può mettere in condivisione per migliorare la situazione? Al che mi è venuta in mente una cosa che mi disse qualche tempo fa una ex collega amica molto brillante mentre parlavamo dell'uso degli spazi di una certa università milanese notoriamente un po' su con i prezzi: "la ricchezza viene ostentata con lo spazio, meglio se inutilizzato". Questo è vero oggi come lo era qualche annetto fa.

Ed ecco la risposta: a Milano, se sei un comune mortale, ti manca lo spazio. Io ad esempio, attualmente vivo in una casa di 37 metri quadri calpestabili. Bellissima, comodissima e non manca nulla, ma lo spazio quello è.

Ma quindi avrebbe senso un sistema di "house sharing"? Ovviamente non intendo affittare la casa di qualcuno su AirBnb, penso a qualcosa di più radicale, una casa che potrebbe essere definita modulabile, in cui ognuno si prende un pezzo di casa che gli serve, quando gli serve.

Confusi?

Pensate a un palazzo (non deve essere per forza un palazzo, ma diciamo cosi per comodità) che sia costruito e gestito su questo concetto. Ogni abitante potrebbe avere uno spazio privato (ad esempio la camera da letto, il bagno e una stanza che funga da armadio/spazio dove riporre le proprie cose), ma le altri parti della casa sono in condivisione.

Non sto suggerendo una casa degli studenti con la cucina e il salotto in condivisione e 24 stanze private attorno, parlo proprio di una struttura in cui le varie cucine, sale e salotti sono distaccate dalle "residenze ai minimi termini" e l'uso di questi spazi resta privato nel momento in cui viene prenotato, ma in seguito sono prenotabili e utilizzabili da altre persone. Per dirla più brutale, immaginate che al primo piano ci siano palestra, piscina, SPA, e cose belle; al secondo e terzo ci sono le cucine con relative sale da pranzo; al quarto e quinto ci sono i salotti; dal sesto in su ci sono le stanze private degli inquilini (ovviamente è una separazione estrema, non deve essere per forza cosi netta e segmentata, era per far capire il punto)

So che come concetto sembra estremo, ma se ci pensate in casa siamo in una/due stanze alla volta, mentre tutte le altre sono li inutilizzate. Vero che pensare di non avere la propria cucina con il sale e l'olio dove lo vogliamo noi fa strano, vero che pensare di svaccarsi su un divano qualsiasi non è proprio invitante, vero che se ti dimentichi qualcosa nelle tue "stanze private" devi tornare a prenderla, vero che quando sei in casa puoi girare sfatto in ogni anfratto senza che nessuno ti veda, ma queste sono tutte cose che o possono essere gestite con una buona organizzazione (le cucine possono essere organizzate standard in modo che si sappia sempre dov'è il sale, le stanze sempre pulite dopo ogni uso in modo da non svaccarsi sul "divano di qualcun altro") oppure sono abitudini che possono cambiare con il tempo.

Il vantaggio? avere tutti gli spazi che servono, a un costo minore perché spalmato su più utenti, quindi potenzialmente più grandi e arredati con migliore qualità. E poi boh, un po' cosi per provare.

La condivisione potrebbe anche essere aperta a chi non è residente nel condominio: scuole e uffici - ad esempio - sono attività che hanno un alto fabbisogno di spazio durante il giorno, ma praticamente nullo nelle ore serali, esattamente l'opposto di chi lavora fuori casa durante il giorno e rientra la sera.

Ammetto che come idea forse non è la più realizzabile, sia in termini di fattibilità che poi di adozione, ma non è neanche la più estrema visto che settimana scorsa 4 civili hanno passato 3 giorni nello spazio. Per lo studio del come ci sono architetti e ingegneri più preparati di me, che possono dire - a chi li ha - come spendere i milioni per costruire il tutto, che verrà poi abitato da un bel gruppo di pionieri che non sono cosi attaccati alle attuali forme di abitazioni (quindi magari non in Italia, dove la casa ha uno status tutto suo).

Io non ho ne le competenze tecniche, ne i milioni, ne lo spirito pionieristico, ma se qualcuno coi milioni vuole provarci e ha bisogno di un consiglio da bar dello sport sa dove trovarmi; io volevo solo scrivere da qualche parte quest'idea cosi se qualcuno poi la mette in piedi posso dire di averci pensato prima io.